Amour di Michael Haneke – l’amore tra senilità e malattia

“Ho visto poche settimane fa “Amour” un film di Michael Haneke. Non é un tenero e toccante film di amore passionale ma semplicemente una storia vera.” 

Vera non perché si riferisce alla narrazione di fatti realmente accaduti, ma perché é consequenziale: nasce da un caso (la malattia) e si sviluppa incidentalmente in una direzione necessaria ma non imposta.

LocandinaL'”Amore” si trova anche nella senilità e nella malattia, dimenticate con indifferenza dal tam tam cittadino (Parigi), e perlopiù vissute con pudico riserbo tra le pareti di una casa invecchiata le cui porte socchiuse e gli scorci ombrosi ci lasciano condividere, in punta di piedi, le vicende e i ricordi dei protagonisti.

Così, nel perimetro di un appartamento, la telecamera narra la storia di una coppia qualunque, Anne e Georges, insegnanti di musica in pensione la cui vita é interrotta soltanto dalla visita della figlia Eva, una musicista che vive all’estero con la famiglia.

Improvvisamente un ictus colpisce Anne: la malattia degenera consumando giorno dopo giorno il corpo e la dignità della donna che prova col passare del tempo un senso di umiliazione, di rassegnazione nei confronti di un destino cinico e di un’esistenza precaria che, non solo ti imbruttisce e ti fa soffrire, ma ti priva di ogni pudore e intimità… ti allontana da tutti quelli che amavi.

Amour

Anche Georges é vittima della tragedia: il marito, che era sempre stato accudito dalla moglie, si trova a “proteggere una bambina” tra sensi di colpa, affetto, protezione, rancore, rassegnazione, esasperazione e nostalgia di quella che era una vita serena.

Sul piano tecnico il film si contraddistingue per l’interessante scelta stilistica di lasciare libero lo spettatore da ogni interpretazione rassicurante e di esortarlo a osservare, senza filtro né censura, i fatti e a cogliere liberamente le intelligenti allusioni e le poetiche allegorie che le scene propongono in un gioco tra realtà e onirico, tra assenza di colonna sonora ed esaltazione dei suoni naturali (pianoforte).

Altra scelta stilistica é l’assenza di recitazione propriamente intesa: i silenzi, gli sguardi, e persino i piccoli gesti diventano più eloquenti di tante parole. I dialoghi sono concisi, spesso privi di una vera logica dialettica: più volte diventano manifestazione dell’inconscio o semplice strumento di sfogo.

Amour

Inoltre, i mostri sacri ed ex sex-symbol del cinema francese (Trintignant, Emmanuelle Riva) ci lasciano senza vergogna contemplare i segni del tempo e, oltrepassando la corporeità, ci regalano un veritiero spaccato psicologico della malattia e dei suoi effetti in un rapporto. Isabelle Huppert (Eva), abbandona il ruolo di diva e, spettinata e struccata, diventa una figlia tanto impegnata dalla propria vita, quanto preoccupata e incapace di rassegnarsi agli eventi che colpiscono i suoi genitori.

Il messaggio del film é dunque chiaro: non emozionare ma mostrare la dignità dell’amore, quello vero, fatto di microscopici gesti quotidiani. Nella malattia si scopre di avere ancora tante cosa da raccontare all’amato; si abbatte ogni pudore, si condivide la rabbia, la sofferenza… si alimenta la ribellione, la rassegnazione, il rancore. Amare significa dimostrare affetto con piccole carezze… persino uno schiaffo può essere un gesto d’amore… così come lo é uccidere e lasciarsi morire.

Accolto con grandi elogi sia dalla critica nostrana che estera, Amour si aggiudica la Palma d’Oro alla 65ª edizione del Festival di Cannes nel quale viene presentato, continuando a collezionare premi e nomination, ultime quelle per gli Oscar 2013 per Miglior Film, Miglior Film Straniero, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Regia, Miglior Attrice Protagonista.

Anno: 2012  |  Regia: Michael Haneke  |  Lingua: Francese

Recensione di Angelo di Giulio